Parrocchia di
S. ANTIMO

INFO
Decanato: Sant Antimo
Indirizzo: Piazza della Repubblica, 1 , 80029 Sant'Antimo
Telefono: 0815054848
Fax: 0815054848
Email:
LA STORIA

Celebrazioni Sacramenti:
•    Battesimi (2° e 4° domenica di ogni Mese);
•    Cresima degli adolescenti: a termine di un cammino di due anni pastorali;
•    Cresima degli adulti: a termine di un cammino di un anno pastorale;
•    Prime Comunioni: a termine di un cammino di due anni (Maggio-Giugno-Luglio-Settembre).
•    Previsto corso di Preparazione al Matrimonio da ottobre a dicembre di ogni anno pastorale.
•    Confessione: ogni giorno.

--------------

Movimenti presenti in Parrocchia:
Azione Cattolica in tutti i settori; Apostolato della Preghiera.

--------------

Storia

Le notizie sulla vita e sul martirio di S.Antimo sono contenute negli Acta S.Anthimi. Cheremone, consigliere in Asia del proconsole Piniano muore tragicamente invaso dai demoni, dopo aver sterminato i cristiani. Il timore di subire la stessa sorte invade Piniano, che si ammala gravemente.
Faltonio Piniano, sposo di Anicia Lucina pronipote dell'imperatore Gallieno, fu inviato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano come proconsole nell'Asia.
Lucina chiese ad Antimo (che si trovava in carcere con Sisinnio, Dioclezio, Fiorenzo, Massimo, Basso e Fabio), di curare il marito. Antimo, previa catechesi, convinse il proconsole Piniano a convertirsi al cristianesimo.
La preghiera dei cristiani ottenne la guarigione di Piniano, che chiese il battesimo. Piniano convertitosi liberò i cristiani prigionieri in Asia e li nascose nelle proprietà che aveva nella Sabina e nel Piceno.
Nei pressi della città di Osimo (e quindi nel Piceno) trovarono il martirio i Santi Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo. Antimo era nascosto in Sabina, in una villa di Piniano lungo la via Salaria al XXII miglio.
Un sacerdote del dio Silvano, invaso dal demonio, uccise con la spada numerose persone
convenute per sacrificare alla divinità pagana.
La folla chiese l'intervento di Antimo; questi scacciò via il demonio e fatto tornare in se il sacerdote del dio Silvano ne ottenne la conversione.
L'esempio del sacerdote fu seguito da molte persone.
La reazione dei convertiti fu quella di abbattere gli alberi del bosco sacro a Silvano e di distruggerne gli altari. La popolazione pagana si rivolse al governatore perché Antimo venga imprigionato e offra sacrifici al dio Silvano. Antimo rifiutò, venne quindi gettato nel Tevere con un sasso legato al collo. Attraverso un intervento soprannaturale, l'azione di un angelo, Antimo venne tratto in salvo. I pagani che lo rividero vivo, intento a pregare e a benedire, presi da stupore e da timore si convertirono. Una nuova presenza del governatore Prisco nella zona offrì, a chi era rimasto pagano, la possibilità di una seconda denuncia. Antimo fu nuovamente imprigionato e dopo tre giorni di patimenti venne decapitato.
La sepoltura di Antimo divenne meta di pellegrinaggi perché vi si concedevano grazie. Antimo fu sepolto nei pressi di Cures, nell'odierna località di Montemaggiore (frazione di Montelibretti). Sul luogo di sepoltura di Antimo è esistita per molti secoli una chiesa. Ancora nel 1584 si presentava ampia, nobile, solenne, ma abbandonata, senza porta e con una casa a fianco del tutto rovinosa.
La chiesa diruta ha continuato a sussistere
per tutto il 1800 anche se ormai sfondata da tutte le parti e abbandonata al suo destino.
Nel 1904 fu dato ordine di spianare completamente le rovine della chiesa, di interrare l'accesso alla catacomba e di coltivare il campo in maniera che non rimanesse nessun segno della chiesa e del cimitero di Sant'Antimo.
Il corpo di Sant'Antimo al tempo di Carlo Magno fu traslato in Toscana, vicino a Chiusi.
Fu papa Adriano I che concesse a Carlo Magno la licenza di trasferire il corpo di Sant'Antimo in località "Castelnuovo dell'Abbate" (Montalcino) dove si stava edificando una magnifica abbazia ancora oggi esistente. Il martirologio romano così dice per S.Antimo: Romae Via Salaria natalis Beati Anthimi presbyteri, qui post Virtutum et praedicationis insignia in persecutione Diocletiani in Tyberim precipitatus, et ab angelo ex inde ereptus, oratorio proprio restitutus est, deinde capite punitus victor migravit ad Coelos".

Sul luogo di sepoltura di Antimo è esistita per molti secoli una chiesa. Ancora nel 1584 si presentava ampia, nobile, solenne, ma abbandonata, senza porta e con una casa a fianco del tutto rovinosa.
La chiesa diruta ha continuato a sussistere
per tutto il 1800 anche se ormai sfondata da tutte le parti e abbandonata al suo destino.
Nel 1904 fu dato ordine di spianare
completamente le rovine della chiesa, di interrare l'accesso alla catacomba e di coltivare il campo in maniera che non rimanesse nessun segno della chiesa e del cimitero di Sant'Antimo.
Il corpo di Sant'Antimo al tempo di Carlo Magno fu traslato in Toscana, vicino a Chiusi.
Fu papa Adriano I che concesse a Carlo Magno la licenza di trasferire il corpo di Sant'Antimo in località "Castelnuovo dell'Abbate" (Montalcino) dove si stava edificando una magnifica abbazia ancora oggi esistente. Il martirologio romano così dice per S.Antimo: Romae Via Salaria natalis Beati Anthimi presbyteri, qui post Virtutum et praedicationis insignia in persecutione Diocletiani in Tyberim precipitatus, et ab angelo ex inde ereptus, oratorio proprio restitutus est, deinde capite punitus victor migravit ad Coelos".
Dalle rovine dell'antica città di atella, nelle vicinanze di Napoli, insime ad altre fiorenti borgate, sorse e raèidamente si sviluppò, divenendo importante centro per industria e commercio, il paese che dal santo prese il nome. Al principio del secolo IX, e precisamente nell' 816, da alcuni storici, si ritiene che il Duca Antemio o antimo erigesse un Oratorio in Onore del nostro Santo, di cui portava il nome e ne era devotissimo. Si deve invece  con maggiore probabilità ritenere che un Oratorio sia stato già in  precedenza costruito dopo l''avvenuta rovina della città di curi, dai profughi sabini, che in parte si stabilirono anche nelle terre atellane. Giacchè i Sabini, memori di quanto per essi aveva fatto il glorioso Sacerdote e Martire, apostolo della lro terra, in segno di gratitudine invitarono tutti i cittadini a costruire in suo onore un Oratorio, perchè venisse pubblicamente venerato ed invocato. Tutti gli abitanti del paese, avendo già sperimentata la potenza del Santo presso Dio, non solo concorsero all'erezione dell'Oratorio, ma vollero anche che il paese prendesse nome da Lui, scegliendolo quale loro particolare Patrono. Quando l'Oratorio eretto dai Sabini andò in rovina, il Duca antemio ne costruì un altro. Ridotto anche questo in pessime condizioni, venne rifatto quasi di nuovo e ingrandito. Cresciuto il numero degli abitanti, si fondò la Parrocchia.
Accanto all'oratorio del Santo Patrono venne costruita la Chiesa parrocchiale ad una sola navata. In seguito dopo vari secoli, crescendo la popolazione, si sentì il bisogno di ingrandirla. Nel Gennaio 1718 si diede inizio ai lavori; l''antica Chiesa ven ne trasformata dalle fondamenta e ricostruita a tre navate quale attualmente si osserva. Essa ha la forma di croce latina, di stile barocco, decorata, rivestita di stucchi e di marmi alla base, con pavimentanzione tutta in marmo. Pur non potendo gareggiare con le Basiliche di Chiusi e di Nazzano per antica architettura ed altri pregi artistici, ha però il pregio singolare ed invidiato di possedere le Relkiquie insigni del Santo Sacertdote e Martire.
Preme ricordare per la storia, come e quando si venne in possesso delle preziose Reliquie.
Dopo la Donazione fatta del Corpo del santo a Carlo Mgno dal Pontefice Adriano I, l'' Imperatore lo collocò nella Basilica di Chiusi da lui eretta, come innanzi fu detto. Di là il venerato Corpo venne portato a Roma, onde sottrarolo alla profanazione, in seguito ai saccheggi dei Goti e Longobardi. Passarono molti anni dopo questo privato del prezioso tesoro. Finalmente dietro insistenti premure dei suoi concittadini, il Prof. Clarelli si decise a donare le insigni Reliquie del Santo Patrono al suo paese nativo; ma a condizione che venisse prima preparata una decora Cappella, dove degnamente collocarle. I concittadini vennero incontro ai giusti desideri del Clarelli e la Cappella fu terminata nel 1658.
L' Eminentissimo Sign. Cardinal Carlo Carafa, Vescovo di Aversa, Il 8 Maggio 1659 proceva alla ricognizione delle Reliquie, permettendo che fossere esposte alla pubblica venerazione. Ciò rilevasi da una lapide collocata nella parete sinistra della Cappella del Santo Ptrono, entrando in essa dla cancello prospiciente l'Altare. Volendo ricordare la data del glorioso martirio, otto giorni dopo e cioè l'11 mggio 1659, le venerate e preziose Reliquie, suggellate in un urna di vetro foderata di piombo, vennero chiuse nel cavo d'un sarcofago di marmo, il quale fu collocato dietro l''altare del Santo Patrono, sotto il muro della Cappella.

--------------

Per ulteriori informazioni, consultate il sito www.santuariosantimo.it
 
Stampa questa pagina stampa questa pagina Stampa tutte le pagine stampa tutte le pagine Segnala questa pagina segnala questa pagina

Copyright © 2010 Parrocchia S. ANTIMO
Powered by ParrocchieMAP
?