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S. Giustina - Enego
Enego
LA STORIA

Il 5 luglio 1223 Ezzelino II da Romano detto “il monaco” divise i propri beni tra i due figli Ezzelino III e Alberico. Al secondo andò, oltre ad altri possedimenti, anche Enego che alla sua morte, nel 1260, passò al comune di Vicenza. L’atto di donazione è quindi la prima occasione in cui si incontra il toponimo. Per trovare documenti che parlano della chiesa bisogna attendere il Quattrocento. Un atto del 1429 cita la parrocchiale dedicata a santa Giustina retta dal prete Bernardo; documenti degli anni 1436-1441 spiegano che dipendeva dalla pieve di Arsiè. L’antica parrocchiale, che nel 1488 era stata visitata e consacrata dal vescovo Pietro Barozzi, fu demolita dopo il settembre 1539 per far posto a una nuova chiesa più ampia a tre navate, consacrata nel maggio 1552.
Quell’edificio non durò a lungo. Distrutto da un incendio del 1613, venne subito ricostruito, ma nel 1762 rovinò di nuovo, sempre a causa di un incendio e così si dovette abbatterlo. La prima pietra della nuova parrocchiale, su progetto dell’architetto Francesco Menegazzi di Campo di Alano, era stata benedetta nel 1792 e nel 1807 la chiesa a tre navate con crociera era ultimata. Tre anni prima, nel 1804, era stata elevata ad arcipretale. Il campanile, a lungo progettato, fu aggiunto tra 1945 e 1953. Seguirono una serie di interventi migliorativi che fecero risplendere il duomo tardo-settecentesco: nel 1956-1957 fu restaurato l’esterno e l’interno, nel 1957 decorata l’abside, l’anno successivo si costruì la bussola monumentale sulla facciata e infine, nel 1962, si eresse il battistero e si rinnovò il pavimento. Dopo il rifacimento degli intonaci esterni e interni nell’estate 2008 l’arcipretale è tornata alla sua bellezza originaria.

L'ARTE

Nella controfacciata della chiesa arcipretale di Enego è conservata una preziosa tela cinquecentesca firmata da Jacopo dal Ponte detto Bassano. Il dipinto, intitolato (nella foto), presenta in alto, al centro, la patrona di Padova seduta con il pugnale nel petto e la palma del martirio in mano, mentre ai suoi piedi sono raffigurati san Sebastiano, sant’Antonio abate e san Rocco. Un tempo collocata sull’altare a lei dedicata, la tela è la sola testimonianza rimasta di un vasto intervento pittorico condotto da Jacopo e dal figlio Francesco nella vecchia parrocchiale che, distrutta da un incendio nel 1792, fu successivamente abbattuta e riedificata. Intorno al 1555, infatti, Jacopo Bassano aveva affrescato le pareti e la volta del presbiterio a cui si aggiunse, poco tempo dopo, la decorazione del soffitto con 28 storie tratte dall’Antico testamento. A Francesco spettò invece la realizzazione di dieci episodi della vita di Gesù sulle pareti della chiesa. Un altro resto dell’intervento pittorico del Dal Ponte si trova nello sportello del tabernacolo, parte dell’altare della chiesa precedente, dipinto con l’episodio della Cena in Emmaus.
La pittrice Rina Maluta nel 1933 eseguì un Gesù Cristo imprigionato. L’opera fu donata alla chiesa da mons. Cerato. Risale al 1957 la poderosa decorazione a encausto dell’intero abside opera del pittore torinese Piero Favaro. Accanto a Gesù, la Vergine e santa Giustina, prendono posto ben 51 figure di sante di tutti i secoli a cui si aggiunge, in basso, la rappresentazione dei quei dottori della chiesa orientale e occidentale che scrissero sulla verginità. L’idea del soggetto è tratta dal versetto del salmo 44: “Adduxerunt regi virgines post eam”.

FESTE

Titolare: santa Giustina vergine e martire; festa patronale: 7 ottobre.

LUOGHI SACRI MINORI

Chiese minori: Sant’Antonio campestre in viale Sant’Antonio (1664, ampliata nel 1899); Madonna di Monte Berico a Frizzon (1837); Madonna del Rosario a Valgoda (1906-1911); San Lorenzo a Marcesina (1744, ricostruito nel 1925). Oratori: Madonna di Lourdes in via Madonnina (1908); Madonna degli alpini sul monte Lozze (1921); Madonna di Caravaggio in cimitero (1891); Madonna del Carmine in via Valdifabbro. Sacello degli alpini di Malga Fossetta.


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